[2002] Arcturus - The Sham Mirrors

Sarà almeno la terza volta che declino la stesura di questa recensione, perché davvero questo fottuto disco non merita mediazione alcuna: è un'esperienza talmente provante, intensa e indescrivibile come poche altre ho potuto vivere nell'esistenza, e dire che per assurdo riesco a sentirla pressoché quotidianamente.

Ho speso fin troppe parole inutili, eviterò quindi di accennarmi ad avantgarde-metal, ad ex-batteristi dei Mayhem o a cantanti degli Ulver, per parlarvi direttamente di ARTURO.

[1996] Edge of Sanity - Crimson

Ignari di quali sia il primo aspetto cui dedicare attenzione nell'analisi di un'opera così vasta ed unica, è sicuramente indice di senno ricordare il contesto in cui è stata generata ed il sostrato che l'ha alimentata precedentemente. Gli Edge of Sanity sono una delle tante formazioni che hanno avuto la fortuna di contare nel proprio novero il genio indiscusso di Dan Swanö, prolifico polistrumentista e cantante che ha segnato indelebilmente la scena metal degli ultimi 20 anni. Nati in Svezia all'inizio degli anni '90, esordiscono con i validi UnorthodoxThe Spectral Sorrows, per poi arrivare a Purgatory Afterglow [1994], in cui il gusto per la melodia proprio del loro leader emerge in tutta la sua genuinità; tale disco segue la formula tipicamente scandinava del melodic death metal [contrapposto a quello più ortodosso d'oltreoceano], che tanta fortuna avrebbe recato poi ai vari In FlamesChildren of BodomDark Tranquility.

[1995] Opeth - Orchid

Prendete l'albero con cui avete più ricordi d'infanzia, immaginatevi indifesi con lui al centro di un bosco di conifere a latitudini vichinghe, stringetelo mentre la bufera di gennaio vi sferza graffiante il volto concedendovi minime tregue di torpore: questo è Orchid. L'esordio degli svedesi Opeth, spesso bollato come acerbo, risulta invece più che mai convincente nella sua ruvidezza e genuinità.

La formula del gruppo è nota ai più: lunghi brani divisi tra rabbiosi ostinati in bilico tra death e progressive metal al limite dell'ipnotico ed intimi incisi acustici, ora puramente folk ora dalle venature jazz; la voce di Mikael Åkerfeldt alterna in un continuo crepuscolo veemenza growl a sezioni chiare e pulite, testimonianza del considerevole bagaglio tecnico del cantante nonché prima chitarra della formazione.