Miss Ragione e il Dottor Inconscio.


Ci sono eventi, situazioni, che inducono una pesante distorsione sulla nostra percezione della realtà; vorremmo quindi fuggire da essa, ma quando la dimensione onirica è altrettanto travagliata, l'incubo prende forma e si insedia in ogni contesto.

Quando la frequenza dei mutamenti umorali supera quella delle albe e dei tramonti, non v'è sopportazione umana in grado di sostenere tanta pressione. Non scopro certo io che sono proprio questi momenti transienti ad essere il sostrato del piacere ed il germe della sofferenza - i nostri sabati del villaggio, i nostri pendoli tra noia e dolore.

Sì, perché per quanto liete siano le condizioni della felicità e per quanto dilanianti quelle del patimento, giungiamo sempre ad un equilibrio relativamente sano, ad una coscienza piena e compatibile con la nostra ambizione o con il nostro istinto di autotutela - esatto, sai che che peggio di così non può andarti, che nessuno ti aspetta e che devi tirarti su le maniche per ripartire: per quanto a me piaccia perdurare nella tristezza, visto che ritengo la melanconia uno stato privilegiato, esso non è quasi mai compatibile con i ritmi del tessuto sociale nel quale, ahimé, siamo tutti connessi a meno di velleità ascetiche così rare da custodire oramai.

Per cui sì, non appena trovo la forza di ritrovare coraggio, giunge sulla desolata scrivania della mia coscienza un nuovo, pesante, plico nero; il fatto che io debba ricorrere ad immagini post-decadenti mi fa ribrezzo, anche se già immagino la mia workstation avvolta da piante selvagge perfettamente descritta dai versi di un riesumato Baudelaire.

Io che maestro di poesia non sono, mi limito a descrivere le due figure che lavorano nel mio ufficio: una è una brillante specializzanda in matematica applicata, mente poco estrosa ma rigorosa, tallieur impeccabile ed occhiali che rispecchiano l'immaginario collettivo di pornosegretaria - lei è Miss Ragione. Dirimpetto vi sono un mucchio di scartoffie, un cestino traboccante di materiale di cancelleria utilizzato, ed un signore di età indefinita, dalla crespa ed incolta capigliatura; ne sappiamo ben poco, e gli abbiamo dato l'appellativo di Inconscio. Per quanto possa apparire inefficiente e disordinato, non c'è verso di convalidare un progetto senza il suo nulla osta.

Eggià, per quanto l'aitante signorina si sforzi di congetturare e compilare moduli, mordicchiando freneticamente cappucci di penne a sfera, è sufficiente la presenza di un dettaglio che non convinca il compulsivo collega per obbligarla a riiniziare.

– Dannazione, eppure è tutto così chiaro, non capisco dove sia l'errore.

– Signorina, lei non può capire dov'è l'errore. La sua robusta base assiomatica è un castello di sabbia a confronto delle mie regole; se ne faccia una ragione.

– Vorrebbe farsene una lei, di Ragione, a giudicare da come mi guarda lascivo ogni volta che i miei movimenti sottraggono qualche centimetro al rigore della mia gonna. Ma temo questo comprometterebbe ogni vincolo lavorativo.

– Con tutta probabilità - sebbene l'ossimoro appena pronunciato sia totalmente inconcepibile per me. Vede signorina, io non sono scemo, non è che non capisca le cose. E' che sono capriccioso, e voglio capirle come e quando dico io. Certo sono dannatamente pigro, e se lei continua a fornirmi cumuli di argomentazioni in carta bollata, finirò per far caso solo al vostro accenno di scollatura.

– Io non posso continuare così, mi sento così..così subalterna! Alla fine fa sempre di testa sua, raramente le sue tesi sono frutto del mio fondamento, e anche in tali casi beh, è solo una coincidenza.

– Un'affermazione è vera a prescindere dalla propria paternità, la sua onestà intellettuale mi insegna..

– Di onesto non mi resta alcunché quando penso a come reprimere la mia frustrazione, di intellettuale ancora meno.. - disse togliendo gli occhiali, e sciogliendo i capelli.

– Signorina, non perda se stessa.

– No stronzo, voglio solo fornirti la più forte delle mie argomentazioni, quella contro cui neanche i tuoi vezzi cristallizzati da psichiatra possono nulla.

I cumuli di fogli presenti sulla scrivania non guadagnarono certo ordine dopo esser stati bruscamente allontanati.

– Pensi sia la cosa giust...

– Zitto! Che fai, ora sei tu a congetturare? Tu che hai sempre mandato a puttane le mie precauzioni, e fatto brillare i miei indugi? E poi quante volte avresti voluto strapparmi questa fottuta giacca, non accetti lo faccia da sola adesso?

Il seno granitico e le gambe oramai colpevoli erano esaltate da lingerie insospettabilmente lussuriosa. Per una volta era lei a prendere il comando.

Glisso sulla sinossi immediatamente successiva, non perché non sia in grado o non abbia voglia, ma perché ritengo la vostra immaginazione sufficientemente fervida, sicuramente più del banale clichet evocato: diciamo che la dimostrazione è lasciata al lettore.

– Temo il nostro rapporto lavorativo cambierà radicalmente.

– Prendila come una singolarità. Eliminabile.

– Sarà difficile..

– Certo, per te che conservi sempre tutto e non capisci mai cosa è utile e cosa no.

– E' sufficiente legarti i capelli per farti tornare l'acida di sempre?

– Non sono acida, sono professionale. Dovresti diventarlo anche tu, per cui torna a lavoro.

– Ma se mi hai gettato tutto per terra! Vedi che nei film da quattro soldi che ti guarderai poi non è necessario rimettere a posto..

– Guarda che a differenza di voi uomini io non ho bisogno di alcuna immagine per stimolare il mio inconscio..

– Come l'hai chiamato?

– ...e poi non ero ordinati neanche prima, quindi rimettili sopra alla meglio e renditi operativo al più presto.

L'algido muro di rigore lavorativo che lei aveva riinnalzato era ormai invalicabile, e la rigida dicotomia si ripristinò totalmente. Certo, qualcosa cambiò, ma d'altronde non v'è mai nulla di immutabile, almeno coerentemente con la natura delle cose.

Fu così che finalmente l'inconscio assaggiò il corposo gusto della logica, e la ragione seppe inebriarsi dell'aroma agrodolce della follia.

Secondo pronostico, il lavoro dei due seppe meglio integrarsi, e se la prima cavillò in misura minore, il secondo fu più elastico e meno prevenuto nei confronti del rigore di lei. Molti alti plichi neri e pesanti giunsero, ma il loro contenuto fu sempre gestito in maniera ottimale e la consegna fu evasa regolarmente prima che lettere analoghe giungessero.

Storiellina buffa, non trovate? Bene, la realtà è che la mia descrizione non coincide a livello temporale con la realtà, visto che la mia Ragione è ancora coi capelli legati ed aliena da ogni velleità sessuale. Spero vivamente però che la trama venga rispettata, e che la mia immaginazione colmi l'ellissi indicata.

You have me on my knees
You have me listless and deranged
You have me in your pocket
You have me distant and estranged

No narcotics in my brain
Can make this go away

I'm sorry that, I'm sorry that I'm not like you
I worry that I don't act the way you'd like me to

Pure narcotic anyone?