2015: best albums I stumbled upon.


2015: best albums I stumbled upon.

Passare in rassegna le scoperte musicali più significative dell'anno appena trascorso ha per me un sapore decisamente catartico: per quanto male siano potute andare le cose durante gli ultimi dodici mesi, ecco i tesori che mi accompagneranno di qui innanzi, e di cui nessuno potrà mai privarmi:


Non so come ho fatto a vivere tutti questi anni senza Kristin Hersh, davvero. Qualche anno fa avevo iniziato ad amare un paio di album dei Throwing Muses, band da lei fondata, ma non avevo mai approfondito la sua produzione solista; durante l'ascolto di una bella compilation di materiale 4AD, mi imbatto in Your ghost, ed è subito sera.

Riporto solo il disco d'esordio per esigenze redazionali, ma potessi includerei almeno tre quarti del catalogo solista. Guardatevi i live, le interviste, lei è una forza della natura e l'età pare a malapena scalfirla.


Un'Estate al Mare è entrata nella cultura popolare italiana al pari di tanto altro ceruleo materiale (Azzurro, Nel blu dipinto di blu), con la differenza che mentre per quest'ultimo è ben noto anche l'autore, Giuni Russo non gode di altrettanta fama.

Per fortuna il tormentone stagionale è tra i momenti meno interessanti del disco prodotto da Battiato, che con i suoi arrangiamenti elettropop esalta la fantastica estensione vocale di Giuni, degna rivale della contemporanea e conterranea Antonella Ruggiero, o dell'albionica Kate Bush.

Ché poi non bisogna sempre tirare in mezzo katebush ogni volta che c'è una voce particolare eh.


La mia ragazza mi punzecchia sempre sul fatto che mi piacciano voci troppo eteree ed efebe ("mestruate" le chiama lei!). Bene, tra i miei dischi preferiti scoperti nel duemilaquindici ve n'è uno interpretato in registro basso e roco: Thalia Zedek, un passato nei Come, tante sigarette e tantissime storie da raccontare in altrettante ballate.

Quasi nessuna delle quali allegra, come potrete intuire.


Grouper è una tipa di Portland trapiantata recentemente in Portogallo, per quanto la sua vicenda geografica non si possa evincere chiaramente dalla sua musica. Il tema chiave della sua arte è il sussurro, talvolta misto a rumore talvolta a pura dolcezza. Heavy Water / I'd Rather Be Sleeping è un idillio che voglio ascoltare per sempre, nell'inedia.


Con i Blueboy ho compiuto il madornale errore di limitarmi ad adorare quel If Whishes Were Horses d'esordio, così aderente ai canoni Sarah, per non approfondire il resto della produzione. Beh, era tempo che non ascoltavo un disco pop così brillante, eterogeneo e allo stesso tempo coeso nella proposta.

Basti pensare che un brano come Marco Polo, che inizia prendendo a piene mani da Lovesong dei Cure, riesce ad evolvere in qualcosa di altrettanto bello ma completamente differente. By Appointment ha un ritornello embrionale dalle armonie subtropicali, per poi (ri)esplodere in un post-punk più canonico. Miss UK, Love Yourself, Jennifer Yeah!, sono canzoni semplicemente bellissime.


Se Lisa Fraseri non fosse stata una creatura ultraterrena, probabilmente i gemelli coctó avrebbero continuato a far musica come questa, cioè gothic rock prima scuola con tinte dream, sempre con una voce della madonna in primo piano.

I più attenti ricorderanno proprio Kristy Thirsk in numerosi brani dei Delerium – TIPO QUESTA MINA ANTIUOMO RIMISSATA DA MATT DAREY – dicevo i Delerium, fortunato gruppo downtempo/ambient pop che deve alla scelta di numerose vocalist differenti buona parte della propria fama.


Nel roster 4AD c'è posto anche per musica squisitamente folk e meno d'avanguardia, come quella della bellissima Heidi Berry.

Segnalo anche l'altrettanto stupendo Lost Girls, eponimo.

Mi rende molto felice parlare una lingua che abbia un termine calzante per l'aberrante self titled, ci tenevo a dire.


Non perderò tempo ad etichettare la musica di Joe Cassidy perché è esercizio futile. Se ci muoviamo verso categorie più emotive che musicologiche, troviamo gaiezza estrema e dreampop.

Sì, dreampop è uno stato mentale, non un genere musicale. È anche un bellissimo sito peraltro.


Esiste musica che si presta particolarmente al paragone con il regno della natura; bene, la voce di Jennifer Charles è tra quanto più vicino all'edera io abbia ascoltata, pronta ad avvolgerti e ricoprirti intero. Assieme a Oren Bloedow forma The Elysian Fields e ci porta dritti al cabaret, coperta di fumo e nient'altro, accarezzandoci ed abbandonandoci subito dopo per l'avventore successivo.


Quando a produrti è stata una delle anime più belle della storia della musica, devi essere un gruppo davvero speciale. Così è per gli Into Paradise, irlandesi dal catalogo new wave decisamente interessante.

Ho scelto Churchtown perché contiene parecchi dei miei brani preferiti del gruppo (Rain Comes Down, Burns My Skin, All Down From Here, Angel...), ma davvero tutti i dischi sono sopraffini. Per gli amanti di Echo and the Bunnymen e The Church su tutti.


Shoegaze 'mmerigano arioso ed aperto, questo sono stati i Closedown. Ascoltatelo di notte, a volume basso, costringendo il vostro udito a seguirlo finché non vi avrà condotti in uno spazio vastissimo, lontani per un momento dalla vostra stanza sfigata.


L'eponimo esordio dei The Search è poco più che un demo, esplicitamente derivativo (qualcuno ha detto Robert Smith?) e decisamente migliorabile. Eppure incarna certa spensieratezza nelle chitarre e nelle voci, che dona a numerosi brani la capacità di permanere in testa a lungo dopo l'ascolto.

Un peccato la loro carriera non sia virata verso il professionismo, credo avrebero potuto far benissimo se prodotti con perizia.


Si può essere in bilico tra The Sisters of Mercy e The Jesus and Mary Chain? Evidentemente sì, come dimostra questa emanazione dei Savage Republic. La compilation raccoglie pressoché tutto il materiale prodotto sotto questo nome, che spazia da brani dall'incedere decisamente goth appunto, a momenti ora più spaziosi, ora più noise. Va giù che è un piacere, non privatevene.


Adoro la new wave argentina, vedi Charly Garcia, Fricción o i tantissimi progetti di Daniel Melero e Gustavo Cerati. Tra i primi interpreti albicelesti del genere ci sono i Virus, qui citati con un disco dolcissimo e diretto, qualora possiate recepirne i testi semplici ed efficaci. Le tastiere non sono mai pacchiane, le chitarre neanche a parlarne: consigliato ad ispanofoni e non.


In Polonia fanno un sacco di cose bellissime, specialmente per il grande schermo e per le orecchie. I Lenny Valentino, che traggono nome da un brano degli Auteurs, sono un "supergruppo dreampop polacco" (sic), quest'ultimo probabilmente il titolo più sfigato di sempre affibiato ad un gruppo musicale.

Nella lora musica di sfigato non c'è proprio nulla perché questo disco è proprio bello assaj, prendete l'ipnotica Dzieci 2, o la struggente Trujace Kwiaty, o tutte le altre. Poi cioè, chiudere un album con un brano chiamato Otto Pilotto merita stima incondizionata a prescindere.


L'idea dietro Selected Memories From The Haunted Ballroom è decisamente semplice se analizzata a posteriori. Questo vale esattamente per tutte le idee dannatamente geniali una volta dissezionate dopo la loro messa in atto.

Quindi, qualora abbiate avuto l'intuizione di prendere vinili dell'anteguerra, dilatarli e mischiarli a un bel po' di casino, e non l'abbiate sfruttata beh, siete dei mentecatti.


Allora io non so minimamente chi cazzo siano i Fonn, credo di averli trovati per caso su rym, e visti i pantagruelici tempi d'attesa per reperirli su Soulseek, ho preferito rimediare il vinile per 2 soldi, rivelatisi decisamente ben spesi.

Postrocche pulito, a tratti abbastanza krautrocche.
E alla fine l'ho trovato anche su soulsicche.


In bilico tra shoegaze e post-rock della prima ondata (Disco Inferno e Bark Psychosis, ce l'ho con voi!), con forte strizzata d'occhio al dub per l'epica Reverbium in chiusura. Quando all'estrema originalità si supplisce con tanta sostanza, io sono felice lo stesso.


Avrete visto Simon Scott alle pelli con gli Slowdive e i The Charlottes, conoscerete forse la sua opera solista ambient/drone; bene, vi manca solo di ascoltarne la voce nei Televise, il cui esordio è un discún britannicissimo e chiassosissimo, che va dal tributo agli Ultra Vivid Scene di scuderia 4AD alla monumentale Never Alone.


Per anni a me di tutto il country/folk non è sbattuta una madonna, e per quanto non riesca a scorgere mutamenti radicali all'orizzonte, ammetto che degli accenni di permeazione ci sono stati, specie grazie all'universo southern gothic, assimilato come un bignami tramite la prima stagione di True Detective.

Ora i norvegesi Madrugada sono decisamente più ortodossi dei 16 Horsepower/Vowen Hand per dire, e si reggono principalmente sul fatto che il cantante abbia una voce assai bella e talvolta paracula, ma la formula funziona e pure parecchio.


Vi rammento che a breve dedicherò la maggior parte delle mie energie al progetto dreampop.it, di cui ho lanciato l'anteprima qualche settimana fa: sono certo sarà un viaggio bellissimo, e spero vogliate accompagnarmi nel medesimo.