La sacerdotessa Pizia


La sacerdotessa Pizia

John William Godward, Girl with a Mirror - 1892

Nell'ufficio del cazzo, dove altro potevo trovarmi? Solo la cucina mi piaceva, era il posto dove c'era più vita. Banane, mandaranci, fichidindia, tutto il resto era morto o quasi. Dovevo percorrere un corridoio lungo e stretto per raggiungerla, e incrociavo di continuo figure provenienti nell'altro senso. I primi tempi sorridevo loro, ma raramente facevano altrettanto di rimando. Tappo di sughero ingobbito, il grande poeta ti ha appena rivolto un segno di cordialità! Dovrebbe esser sufficiente a dar senso alla tua giornata di inetta invertebrata, di baciapile, di portaplichi. Invece mi guardi storta, solo perché ho i capelli che mi coprono l'occhio destro ed ho una maglietta con strani segni sopra. Il grande scrittore, l'evocatore di vivide emozioni, lo spirito del secolo, che subisce affronti continui in quello squallido ambulacro.

Niente, ero solo un buffo straniero per loro. Andavo a prendere il caffè in cucina. C'era una macchina che faceva un baccano infernale, era sormontata da tre cilindri di plastica pieni di chicchi di varietà diverse. A lato c'erano due tubicini che suggevano latte da dei bricchi di cartone, per produrre quella brodaglia etichettata come cappuccino, o latte macchiato. Le loro vite erano macchiate, altroché. Una volta volevo un bicchiere piccolo, per l'acqua. Non volevo berla da quei grattacieli per i cocktail. Una tipa piena di fastidio aprì la credenza e mi fece cenno di guardare, aprendo la mano a ventaglio e facendo poi un ampio ed ampolloso gesto con il braccio. Bicchieri a perdita d'occhio, tieni! Distese di silice raffinata, di fine cristallo, di manufattura boema. Potevi arrivarci da solo, perché mi stai facendo perdere tempo, brutto corvo transalpino.

Erano i bicchieri grandi, quelli del cocktail. Io volevo berci l'acqua liscia, mica altro. Non avevo voglia di condividere la mia delicata necessità, presi tre o quattro di quei bicchieri e ci feci una piramide. Un monumento alla tua inettitudine, stellina. Nana bianca che sei. Al muro c'era una bacheca dove la gente aveva appeso foglietti con numeri utili, e foto di bambini. I bambini sono brutti, chiunque dica il contrario è bugiardo e merita il confino. Urlano, non si sa cosa vogliano, non si può interagire con loro. Poi diventeranno creature senzienti, alte ballerine, grandi atleti, studiosi acuti. Per tre o quattro anni sono ammassi lipidici ambulanti. Non rappresentano la mia idea di bello, ecco.

Poi vidi il volantino di un servizio di consegna di pizze a domicilio. C'era il logo giallo e rosso leggermente inclinato, dei prezzi, e poi un numero di telefono. Sopra, la foto di una tipa ritratta dalla vita in su, che a fatica si copriva dei seni inusitatamente gonfi con una fascia di stoffa azzurra e stretta e mossa dal vento, sullo sfondo di una imprecisata spiaggia mediterranea. La Grecia forse, ma quale città? Era lei a preparare l'impasto, a lavorarlo con le sue mani sapienti, a premerselo contro quei mondi gemelli che si portava dietro o meglio davanti, a condirlo, infornarlo e portartelo a casa. Era la sacerdotessa Pizia, l'amavo! Presi il cartoncino, lo poggiai sulla piramide di bicchieri, vi misi a fianco i frutti più belli, e mi rivolsi a lei:

– Pizia, regina della nutrizione, maestra della cucina, signora del palato, io ti scopro solo ora! Intercedi presso il signore del lievito e della farina, e fammi dono se puoi di una santa focaccia al rosmarino, frugale come la mia esistenza. Magari se me la tagli a metà. E ci metti un po' di verdure. E di olio piccante. Non so di che reputazione godano i pomodori secchi nell'Olimpo, vedi te.

Avevo espresso tale richiesta ad alta voce, mi resi conto di aver addosso gli sguardi viscidi dei presenti. Chiesi loro che problemi avessero. Se non erano in grado di assistere a prove d'amore così genuine, consigliai loro di rivedere le priorità delle loro vite inutili, di quegli anni sprecati, di quei solchi vuoti sulla tela della storia. La direttrice emotiva non sembrava funzionare, virai dunque sulla polemica. Il poeta precursore, l'autore di riferimento, messo alle corde da quella marmaglia, come ne sarebbe uscito? Presi la foto e la feci a pezzi, una nuvola di coriandoli variopinti mi sommerse dopo che li ebbi lanciati in aria. Misi particolare enfasi nello stracciare le tette di quella puttana, di quella donnaccia ignara di esser finita su quel volantino ma allo stesso tempo rea di avermi messo in quella situazione difficile.

– Credete sia necessario corredare un depliant di un ristorante con una figura totalmente irrilevante e per di più concupiscente e volgare? Mi offende vedere una cosa del genere in questo templio che è la cucina! E mi rivolgo proprio a voi donne, pietre miliari della società, forza gentile che muove il mondo, non vi ferisce vedere che i vostri colleghi maschi e primitivi appendano queste vergogne proprio qui, sotto i vostri occhi graziosi e determinati? Ma io ho avuto il coraggio di affrontare e sconfiggere quell'icona di lussuria, io ho fatto a brandelli quella pizzaiola baldracca!

Erano usciti tutti. Raccolsi i pezzi di cartone dal pavimento e li fiondai nel cestino. Che grande artista, aveva a cuore non solo la salute degli intelletti ma anche quella della natura. Era proprio sprecato, per quell'ufficio del cazzo.