Anna, mi piace.

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Anna Castiglia. Non so chi abbia scattato la foto, se me lo fate sapere la/lo nomino qui.
Anna Castiglia. Non so chi abbia scattato la foto, se me lo fate sapere la/lo nomino qui.

Sono sei anni che non scrivo qui, otto che non lo faccio in italiano, chissà quanto poi che non parlo di musica. Quale pretesto migliore di un bel disco per riprendere carta e penna?

Da un anno a questa parte ho iniziato a prendere libri a caso in biblioteca, senza stare a guardare che meriti pregressi abbia l'autrice o l'autore. Mi sincero solo che la copertina non sia degna di quei cosi di cartone che ogni tanto appaiono a ridosso delle casse dei supermercati, e tolte un paio di eccezioni ho goduto sinora di ottime letture. Con la musica provo a fare lo stesso, online invece che tra gli scaffali. Anna Castiglia mi è apparsa su Instagram, luogo ove mi ero promesso di non metter mai piede finché un giorno non conobbi una tipa per strada e invece del numero mi chiese di scambiarci i contatti, così che mi iscrissi seduta stante per nascondere le mie arcaiche motivazioni dietro una posticcia aura di modernità.

La tipa aveva pure lei con sé la chitarra e sorprendentemente mi propose di suonare Corcovado e a dire il vero la suonammo e cantammo anche benino lì sulla panchina, in quel cantinho così adatto a suonare il violão, poi però mica mi rispose i giorni a venire e rimasi colla mia promessa digitale infranta e il violão ad annoiarsi vicino alla janela, ah che bella parola per finestra hanno in portoghese! Chissà se sanno che a Roma chiamiamo il venticello giannetta, da una presunta sora Gianna che aveva sempre le finestre aperte per porre rimedio alle caldane; spero solo non si offendano se quando uno entra senza pagare diciamo che fa il portoghese: la colpa fu invero dei capitolini e non dei lusitani in quell'episodio.

Dicevo che ogni tanto guardo questa diavoleria telematica e mi propongono musicisti avvezzi a fare cose musicali, c'era questa tipa con una chitarra verde se ben ricordo, che cantilenava qualcosa con un ritmo interessante, e come per i libri ho cercato il suo album Mi piace (2024) senza farmi altre domande. Un tempo recensivo i dischi in maniera odiosa, stantia ed irritante. Da quando ho iniziato a suonare sul serio ho smesso di farlo tout court, e di certo non riprenderò adesso. Mi piace sì parlare anche dell'artista e dei brani, ma non più come se dovessi convincervi a comprare una friggitrice.

Anna Castiglia nasce a Catania alla fine del secolo scorso, studia chitarra classica e canto in terra natia per poi proseguire la sua formazione tra Milano e Torino. Poi finisce in televisione se ho capito bene, e fa uscire sto disco qui.

Dalla musica nascono le storie migliori, che la si usi come tela o sia essa il soggetto. Ho messo su il disco, mi hanno accolto la samba e la calda inflessione dialettale della traccia d'apertura eponima, Mi piace appunto. La Música Popular Brasileira è curiosamente più vicina all'Italia di quanto non lo sia quella spagnola per dire, penso alle istanze italiane di Toquinho e Chico Buarque esuli dalla dittatura a quel disco surreale con Sergio Endrigo, Vinicius de Moraes e Giuseppe Ungaretti (!).

Associamo parecchia musica brasiliana alla festa perché sotto la nuvola di sincopi il basso si conta in due e si balla quindi senza tanti preamboli - ma ce n'è di decisamente più solenne e meno spensierata. La chitarra spagnola è molto spesso in tre invece, vedi Asturias e Recuerdos de la Alhambra e la base del compás flamenco e La Vida Breve, cosa che la rende molto più irrequieta alle mie orecchie. Sì la rumba, ma è un ritmo cubano ed è comunque una clave e quindi non un ritmo binario secco, prima che cominciate col vostro djembe comprato al mercato. Vabè bravo sai solfeggiare la musica latina, ora che ce l'hai fatto capire ti senti meglio? Sì e pure parecchio.

Spagna, Castiglia dicevamo. Anna ma lo sai che hai fatto uscire proprio un bel disco? I testi sono acuti, divertenti, irriverenti. La voce mi piace per timbro, estensione, personalità. A volte non sembra neanche la stessa persona a cantare. La chitarra invece, intesa come CHITARRA DALLE CORDE DI NAILON e non necessariamente suonata alla stregua di Tarrega o Paganini (che era virtuoso chitarrista oltre che violinista, come non tutti forse sanno) è al centro della composizione e spesso dell'esecuzione. Soprattutto ci sono belle melodie e MODULAZIONI per dio, i nostri nonni si sono fatti ammazzare per darci il temperamento equino e sono vent'anni che gente con grosse difficoltà a pettinarsi non riesce a cantare tre note in croce senza autotune. Il pregio principale della sua musica, e di gran parte di quella che mi piace ascoltare, è che si reggerebbe benissimo anche solo con chitarra e voce; anzi personalmente gradirei un disco più intimo ed essenziale prima o poi, e non ho dubbi che ciò accadrà.

Come accennavo prima, non mi piace (più) recensire i dischi traccia per traccia, mi pare un'autopsia. In generale non mi piace più recensire, ma scrivere come mi son sentito ascoltando qualcosa, o dove questo mi ha condotto la mente o il cuore. Ma un po' di musica bisogna anche parlare diamine, andrò in ordine sparso. Whitman mi ha preso tantissimo, ogni canzone con le Just the Two of Us changes mi frega sempre. Di Whitman autore non ho mai letto neanche una riga, non so se è una colpa o no. Ma ho letto parecchio Immanuel Carnevali, spero mi si possa perdonare.

Il testo di Le chiese sono chiuse è molto pungente. Forse ha il record per brano che nomina più sacramenti (ho contato cresima, confessione, matrimonio, in maniera indiretta anche ordinazione ed estrema unzione). Bella e ben arrangiata la citazione dell'ave maria in mezzo. Pulitissima la voce ne Gli stessi, mi piacerebbe ascoltare come sarebbe state registrata negli anni '60. Cantare in dialetto come in U mari poi è sempre un atto apprezzabile. Io lo non so mica se riuscirei mai a cantare in romano senza suonare una macchietta per dire.

Participio presente è un'arringa al mondo dello spettacolo e alla società (italiana) odierna:

Non costa nulla chiedere preventivi
Non come assorbenti o preservativi
Che ho messo nella testa per non spendermi troppo
Ma mi bloccano anche le tube di Falloppio

Un tempo era utopia nominare certe cose tra contemporanei, figuriamoci in una canzone. Ora non è che sia molto diverso, continuiamo a far finta che i figli li porti la cicogna e che se una donna chiede non dico sussidio ma quantomeno comprensione per un dolore che non ha scelto di soffrire, che se la sbrighi pure da sola. I lavori forzati per certa gente signora mia, almeno per non dovercela più sorbire.

Penso all'evoluzione della lingua attraverso la musica e viceversa. La retorica un tempo aveva un ruolo principalmente fonetico e non semantico nel cantautorato. Rime, anastrofi e iperbati per suonare meglio e non per dire qualcos'altro, a parte le metafore e le ellissi per non menzionare esplicitamente l'amplesso. Dal rap in poi abbiamo deciso che la lingua dovesse per forza tagliare come una lama - come se Dante o Faber non lo facessero già per dire, lo sa che io ho perduto due figli / signora lei è una donna piuttosto distratta - e la gente ha iniziato a riprender gusto ad incastrare parole relegando la melodia ad un ruolo se non secondario quantomeno comprimario.

La mente mi va subito ai dischi hip-hop che adoro. Il Colle, Turbe Giovanili di Fibra, tutto Madlib, J-Dilla, A Tribe Called Quest. In The Panchine, say what. Non funzionerebbero se fossero cantati normalmente (ok Dilla è instrumental, rilassati). Però giovani miei, facciamole durare ste vocali ogni tanto, dai a squarciagola al mio tre: IL MOOOOOONDO, NON SI È FERMATO MAI UN MOMEEEEEENTO - versione di Ornella Vanoni che domande. Ché mica me lo sapevo che era morta Ornella, oddio quanto mi spiace, la voce più bella mai sentita, tiepida come una mattina di primavera se mansueta e annichilente come una supernova in esplosione all'occorrenza.

Vedi lo sapevo mi sarei stancato di fare sta roba canzone per canzone, è peggio di mostrare le diapositive delle vacanze. Non ha davvero senso, la gente un disco se lo può ascoltare a solo. Solo un paio di scatti ancora dai, poi serviamo il gelato.

Bellissime voce e chitarra in Effimero - ti ho fatto una foto con gli occhi mentre dormivi, perché quando dormi sorridi, che frase dolce. E la melodia del Libertango alla fine di Ghali, che non so chi sia e quindi non so se è un dissing o un tributo. Ah il Libertango, mi tormenta sin da bambino quando in televisione mi capitava la pubblicità di un liquore, e capivo che tutto in quei venti secondi erano cose da grandi: il whiskey, i due che ballavano il tango intrecciati sul selciato, e quello strumento che ancora non sapevo si chiamasse bandoneon. Vabé il bandoneon lo puoi suonare anche da ragazzino. Ora lo sto imparando con la chitarra, quant'è tosta suonare le due voci assieme e tenere il compás con gli accenti giusti. Ma un giorno ce l'avrò fatta, e lo suonerò mentre gli altri e le altre ballano avvinghiati e si scolano il whiskey, perché suonare ti tocca per tutta la vita, e ti piace lasciarti ascoltare, caro il mio suonatore Jones. Ah, Piazzolla quel disco lo registrò a Milano con Pino Presti e Tullio De Piscopo, eravamo felici e non lo sapevamo.

Signorina Castiglia mi scusi finisco sempre a parlare degli affari miei; d'altronde è il mio sito. Tornando al tema principale, forse ancora più del disco mi è piaciuto questo intervento:

Avere qualcosa a dire, e come dirlo bene: prendete nota.

Perché non stiamo tutti e non dico sempre ma almeno spesso ad ascoltare chi ha di meglio da dire, e lo fa in modo bello ed elegante? La risposta la so già, ma non voglio parlare in questa sede dell'idiozia media della gente, cosa che ahimè implica il dover spesso aver a che fare con quella al di sopra della stessa. Nel discorso relativo alla retribuzione dell'artista la Castiglia osserva che in Italia (ed altrove pure eh) l'alcol è un servizio ma la musica no, e infatti mia cara Anna questa è una battaglia che non solo non si potrà mai vincere, ma neppure iniziare a combattere.

Perché la gente sogna di avere la barca, non di cantare come Ornella Vanoni o suonare come Piazzolla, o di disegnare come Escher o di scrivere come Grazia Deledda. L'arte e la cultura (e la buona compagnia e la natura) sono l'antidoto al materialismo becero che pare essere l'unica forma di vivere rimasta: i libri sono nelle biblioteche, i boschi non hanno cancelli, cantare non costa nulla, suonare costa poco di più, le corde ogni tanto ti devi comprare toh. Eppure tutti si ingozzano como maiali mentre si lamentano di non avere un soldo in tasca, e passano le proprie giornate a sbavare su cosa combinano i ricchi e a sbraitare contro i più poveri. Ve lo meritate Alberto Sordi allora.

Mi direte ma tutta sta solfa per una volta che ti ascolti mezzo disco scritto dopo la caduta del Muro? E perché no, sono fermamente convinto di come le cose brutte vadano combattute con le cose belle e sensate, è la cifra della mia esistenza e nulla mai potrà intimidire il nutrito esercito che risponde al mio comando, tra le cui fila scorgo armati sino ai denti Chico Buarque, Käthe Kollwitz, Egon Schiele, Gianni Rodari, Cristina Peri Rossi, Piero Ciampi, Frédéric Chopin, Mikhail Bulgakov, Natalia Ginzburg, Ian Curtis, Curtis Mayfield e Antonio de Curtis, tra i tantissimi e tantissime.

E non me ne voglia, da oggi anche la soldatessa Anna Castiglia.

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